Le origini fra storia e mito

La specie è originaria dell’ Asia Minore ed è conosciuta da millenni. Si trovano riscontri del suo impiego su papiri egizi ed in pitture del palazzo di Knosso a Creta (XVI sec. a.C.). Particolarmente interessante è poi la raffigurazione delle “Raccoglitrici di zafferano” ritrovata fra le rovine del palazzo di Akotiri nell’ isola di Thera – Santorini risalente al 1700 a.C. (C. Kanakis, – Workshop Internazionale Progetto Saffron Interreg III C SUD – Anno 2006)

Lo zafferano viene inoltre citato nella Bibbia – Canto dei Cantici – IV, 14 “….nardo e zafferano, cannella e cinnamòmo con ogni specie d’ alberi da incenso e mirra e aloe con tutti i migliori aromi”. E nell’ Iliade di Omero XII libro “…il figlio di Saturno si infuse e l’ alma terra di sotto germogliò novelle erbette e il rugiadoso loto e il fior di croco e il giacinto…” E’ stata quindi sempre ritenuta una specie preziosa, con un ruolo importante negli scambi commerciali, per i suoi molteplici usi: da pianta tintoria di tessuti di pregio, a officinale ed aromatica.

Anche in epoca Romana era considerata una spezia preziosa tanto da accrescerne la produzione. Il poeta Ovidio la cita nei Fasti (libro IV – Giorni 11 e 12) nella descrizione del Ratto di Proserpina, fra i fiori colti dalla fanciulla “ipsa crocos tenues liliaque alba legit. / ella coglieva gigli bianchi e tenue croco”. secondo il mito, il ratto di Proserpina avvenne presso le rive del lago di Pergusa a Enna: “… sic dea nec retinet gemitus, et concita cursu fertur, et e campis incit, Henna, tuis.”; “… così la dea non trattiene i gemiti e in concita corsa, ricomincia a cercarla, o Enna, dai tuoi campi” (Ovidio I Fasti – Libro IV – Giorni 11 e 12). Nel periodo delle invasioni barbariche la sua coltivazione in Europa fu trascurata, e furono gli Arabi a reintrodurla in Occidente attraverso la Spagna da cui si diffuse soprattutto nelle regioni mediterranee.